
Nicoletta Roperto (Vicesindaco): Politiche sociali ed educative.
Alberto Fontana: Legalità e servizi demografici/cimiteriali.
Michele Cappelletti: Ambiente e protezione civile.
Maurizio Ciabattoni: Lavori pubblici ed edilizia privata.
Monica Doria: Bilancio, partecipate e tributi.
Enrico Colombo: Cultura.
Chiara Maccabeo: Verde, eventi.
Queste sono le deleghe degli assessori in carica al Comune di Como, la cui somma fa 16.
Rapifuffa: patrimonio, sport, sicurezza, polizia locale, affari generali, relazioni internazionali, innovazione tecnologica, urbanistica, mobilità, trasporti, personale, turismo, commercio.
Queste sono le deleghe in mano a Rapifuffa, la cui somma fa 13.
Se questa giunta fosse un programma televisivo sarebbe Libero, il programma condotto da Teo Mammucari su Rai2, nell’ormai lontano 2000: Libero era un programma dal ritmo veloce, dalla comicità irriverente e politicamente scorretta: consiglio ai più giovani e a chi non lo ricordasse di guardarne una puntata su YouTube, giusto per vederne la versione televisiva.
Per vederne la versione politica basta guardare e ascoltare questa giunta di improvvisati, con il gran visir della fuffa e degli insuccessi attorniato dalla sua corte di nani e ballerine, lobotomizzati/e, sorridenti, silenti.
Il nostro Rapifuffa nella veste di Teo Mammucari, mentre fa scherzi telefonici (Le sue dichiarazioni cui non fanno seguito i fatti), prende in giro il pubblico in maniera irriverente e maleducata (Noi cittadini, spettatori paganti, perché oltre al danno ci deve essere la beffa), e questi assessori nelle vesti di Flavia Vento: sotto al tavolo trasparente, continuamente vessati, ma sempre disposti a dire si e a sorridere in pubblico, perché ben pagati; muti, senza pensiero critico, senza competenze, attaccati alla poltrona perché sanno che là fuori dal palazzo, dove chi compete sul libero mercato cerca l’eccellenza e non fa sconti, non avrebbero nemmeno la parte di Flavia Vento sotto al tavolo.
Sarebbe tutto molto divertente, se non fosse che la giunta Rapifuffa non è un programma con cui svagarsi la sera dopo una giornata di lavoro, bensì una squadra di fuffa - politici chiamata a gestire una città strategica del comparto turistico, che nel mondo viene messa di fianco a Roma, Firenze e Venezia per le sue bellezze e le sue eccellenze. Sarebbe bello che, in un atto d’amor proprio, questi personaggi restituiscano i loro stipendi e rassegnassero le dimissioni, per comprovata inadeguatezza.
Non si tratta di un’opinione, ma di una certezza dimostrata dai fatti: prendete in mano il programma Rapifuffa 2022 e noterete, oltre alle ridicole promesse, che praticamente nessuno di quei 40 disgraziati punti è stato rispettato. Dai risultati si elaborano i giudizi, e i risultati di questa giunta ci portano ad emettere un giudizio inappellabile: Fuffa.
Articoli correlati
Dehors e tavolini a Como: una proposta per tutelare residenti e commercianti
Il tema dei dehors e dei tavolini a Como dimostra quanto questa città abbia bisogno di una forte politica di conciliazione: un patto che riallinei tutte le parti sociali e le faccia remare nella stessa direzione.
La politica attuata da questa Giunta è invece quella della discordia, della divisione e della selettività. Qualunque sia il problema, non riesce – e probabilmente non vuole – a trovare un compromesso che cerchi di tutelare tutti. Abbiamo assistito a una serie di decisioni sommarie e dal sapore punitivo, che non si sono mai dimostrate vere soluzioni.
La fotografia di questa politica scriteriata è proprio la questione dei tavolini e dei dehors: sono state limitate in modo particolare le condizioni delle concessioni per i primi, mentre i secondi sono stati, di fatto, rimossi.
Si sa, criticare è facile. Costruire proposte, invece, è il compito di chi vuole candidarsi a governare una città.
Dehors e tavolini: economia e disagi per i residenti
Dal punto di vista economico, avere numerosi tavolini e dehors significa generare maggiore ricchezza per gli imprenditori, per i lavoratori e per il Comune stesso.
Sono però innegabili anche i disagi per i residenti: schiamazzi fino a tarda notte, prezzi elevati, ressa, sporcizia e mancanza di servizi.
Il compito del Comune è tutelare tutta la cittadinanza, trovando il modo di salvaguardare l’economia cittadina, limitare i disagi per i residenti e, allo stesso tempo, aumentare le entrate da tradurre in servizi concreti per i cittadini.
È quindi naturale che, per comporre gli interessi di tutti, una politica di compromesso sia l’unica soluzione percorribile. Como necessita di un patto tra cittadini che faccia remare tutti nella stessa direzione, non di politiche di discordia e divisione che favoriscono soltanto una specifica parte sociale.
Tra l’altro, molti residenti sono anche commercianti: è abbastanza facile intuire i tratti comici della faccenda.
Dehors a Como: il limite dei sei mesi non è sostenibile
L’ordinanza che consente di lasciare installati i dehors soltanto per sei mesi all’anno è pura follia. I costi necessari per smontare le strutture fisse sono troppo elevati per essere sostenibili nel tempo: si parla di circa 20.000 euro per rimuoverle. Le attività commerciali non possono sostenere un costo simile.
La mia proposta è lasciare i dehors installati tutto l’anno, applicando un canone annuale aggiuntivo di 5.000 euro.
Il risultato sarebbe semplice: 15.000 euro risparmiati dalle attività commerciali e 5.000 euro in più, per ogni dehors lasciato a terra, nelle casse del Comune. Risorse che potrebbero essere vincolate alla realizzazione di servizi veri per i cittadini.
Non male, direi.
Concessioni dei tavolini e occupazione del suolo pubblico
Passiamo ora alle concessioni dei tavolini: le nuove norme sono troppo restrittive.
L’articolo 16 del regolamento comunale sancisce l’impossibilità di richiedere una concessione per chi abbia occupato abusivamente il suolo pubblico nei due anni precedenti, compreso chi ha successivamente sanato la propria posizione.
Il regolamento impone inoltre che lo spazio occupato non possa superare il doppio dei metri quadrati della superficie calpestabile del locale e stabilisce, per tutti, un limite massimo di novanta metri quadrati.
Un’altra scelta scriteriata.
In questo modo, le attività commerciali che si trovano all’interno di immobili di piccole dimensioni rischierebbero di fallire, perché i costi di affitto diventerebbero troppo elevati rispetto allo spazio utilizzabile. Di conseguenza, si perderebbero posti di lavoro e gettito fiscale, mentre i locali rimarrebbero vuoti e perderebbero valore, innescando una spirale negativa che porterebbe alla svalutazione del nostro centro storico.
Un’amnistia per il passato e regole più severe per chi sbaglia ancora
La mia proposta è prevedere un’amnistia per quanto riguarda il passato, accompagnata però da conseguenze pesanti in caso di reiterazione delle occupazioni abusive.
Tradotto: ti concediamo la possibilità di metterti in regola ma, se continui a mantenere comportamenti scorretti, dovrai assumerti la responsabilità di entrambe le violazioni.
Per il futuro propongo di lasciare i tavolini all’esterno, applicando però la TARI anche ai metri quadrati di suolo pubblico occupati. Le maggiori entrate incassate dal Comune potrebbero essere utilizzate per abbassare la TARI pagata dai cittadini.
Non sarebbe male nemmeno questo.
Un canone progressivo per le concessioni
Passiamo poi ai metri quadrati delle concessioni.
Occupare uno spazio superiore alla superficie calpestabile dell’immobile nel quale si trova l’attività rappresenta un vantaggio competitivo nei confronti dei commercianti che non hanno questa possibilità. Commercianti che magari dispongono di locali più grandi, ma ne ricavano più effetti collaterali che benefici: TARI e affitti più elevati, a fronte di una profittabilità inferiore rispetto a quella degli immobili più piccoli.
La mia proposta è introdurre un canone progressivo:
- canone uguale per tutti fino al raggiungimento della superficie calpestabile dell’immobile nel quale si svolge l’attività;
- canone doppio per ogni metro quadrato occupato in eccedenza;
- applicazione di una sorta di “tassa di lusso” oltre i novanta metri quadrati, con un costo triplo per ogni metro aggiuntivo.
I novanta metri quadrati non rappresenterebbero quindi il limite massimo della concessione, ma la soglia oltre la quale scatterebbe il canone maggiorato.
Il risultato? Tanti posti di lavoro salvati, imprenditori tutelati e maggiori risorse da investire nei servizi per i residenti.
Rendicontare le entrate e spiegare come vengono utilizzate
Un’idea intelligente sarebbe rendicontare le cifre incassate dal Comune attraverso l’adozione di queste misure, spiegando con precisione ai cittadini per quali servizi verranno impiegati i soldi.
Questa scelta renderebbe tutti più consapevoli dei vantaggi economici generati dal turismo, creerebbe maggiore coesione tra commercianti e cittadini e contribuirebbe ad allineare gli interessi delle diverse parti sociali.
Il problema dei prezzi per i cittadini comaschi
Un altro tema è quello dei prezzi. I comaschi pagano oggi il 50% in più per le stesse merci che consumavano cinque anni fa.
Un’idea potrebbe essere quella di proporre prezzi calmierati per alcune categorie merceologiche. È una suggestione che sarebbe bello riuscire ad attuare, anche se la vedo difficilmente percorribile.
Ma almeno un tentativo bisogna provare a farlo.
Nel percorso verso le elezioni Como 2027, vogliamo mettere al centro proposte concrete, capaci di conciliare gli interessi di residenti, commercianti e lavoratori e di trasformare le risorse generate dalla città in servizi migliori per tutti.