

Cittadino di Como, osservatore attento e pensatore liberale moderato. Racconto il territorio, le sue trasformazioni e le sfide del Paese attraverso analisi concrete, punti di vista indipendenti e una profonda fiducia nel confronto.
Osservo ciò che accade intorno a me, approfondisco i problemi e condivido il mio punto di vista. Riflessioni sulla città in cui vivo e sui temi che riguardano il futuro del Paese.
Il tema dei dehors e dei tavolini a Como dimostra quanto questa città abbia bisogno di una forte politica di conciliazione: un patto che riallinei tutte le parti sociali e le faccia remare nella stessa direzione.
La politica attuata da questa Giunta è invece quella della discordia, della divisione e della selettività. Qualunque sia il problema, non riesce – e probabilmente non vuole – a trovare un compromesso che cerchi di tutelare tutti. Abbiamo assistito a una serie di decisioni sommarie e dal sapore punitivo, che non si sono mai dimostrate vere soluzioni.
La fotografia di questa politica scriteriata è proprio la questione dei tavolini e dei dehors: sono state limitate in modo particolare le condizioni delle concessioni per i primi, mentre i secondi sono stati, di fatto, rimossi.
Si sa, criticare è facile. Costruire proposte, invece, è il compito di chi vuole candidarsi a governare una città.
Dal punto di vista economico, avere numerosi tavolini e dehors significa generare maggiore ricchezza per gli imprenditori, per i lavoratori e per il Comune stesso.
Sono però innegabili anche i disagi per i residenti: schiamazzi fino a tarda notte, prezzi elevati, ressa, sporcizia e mancanza di servizi.
Il compito del Comune è tutelare tutta la cittadinanza, trovando il modo di salvaguardare l’economia cittadina, limitare i disagi per i residenti e, allo stesso tempo, aumentare le entrate da tradurre in servizi concreti per i cittadini.
È quindi naturale che, per comporre gli interessi di tutti, una politica di compromesso sia l’unica soluzione percorribile. Como necessita di un patto tra cittadini che faccia remare tutti nella stessa direzione, non di politiche di discordia e divisione che favoriscono soltanto una specifica parte sociale.
Tra l’altro, molti residenti sono anche commercianti: è abbastanza facile intuire i tratti comici della faccenda.
L’ordinanza che consente di lasciare installati i dehors soltanto per sei mesi all’anno è pura follia. I costi necessari per smontare le strutture fisse sono troppo elevati per essere sostenibili nel tempo: si parla di circa 20.000 euro per rimuoverle. Le attività commerciali non possono sostenere un costo simile.
La mia proposta è lasciare i dehors installati tutto l’anno, applicando un canone annuale aggiuntivo di 5.000 euro.
Il risultato sarebbe semplice: 15.000 euro risparmiati dalle attività commerciali e 5.000 euro in più, per ogni dehors lasciato a terra, nelle casse del Comune. Risorse che potrebbero essere vincolate alla realizzazione di servizi veri per i cittadini.
Non male, direi.
Passiamo ora alle concessioni dei tavolini: le nuove norme sono troppo restrittive.
L’articolo 16 del regolamento comunale sancisce l’impossibilità di richiedere una concessione per chi abbia occupato abusivamente il suolo pubblico nei due anni precedenti, compreso chi ha successivamente sanato la propria posizione.
Il regolamento impone inoltre che lo spazio occupato non possa superare il doppio dei metri quadrati della superficie calpestabile del locale e stabilisce, per tutti, un limite massimo di novanta metri quadrati.
Un’altra scelta scriteriata.
In questo modo, le attività commerciali che si trovano all’interno di immobili di piccole dimensioni rischierebbero di fallire, perché i costi di affitto diventerebbero troppo elevati rispetto allo spazio utilizzabile. Di conseguenza, si perderebbero posti di lavoro e gettito fiscale, mentre i locali rimarrebbero vuoti e perderebbero valore, innescando una spirale negativa che porterebbe alla svalutazione del nostro centro storico.
La mia proposta è prevedere un’amnistia per quanto riguarda il passato, accompagnata però da conseguenze pesanti in caso di reiterazione delle occupazioni abusive.
Tradotto: ti concediamo la possibilità di metterti in regola ma, se continui a mantenere comportamenti scorretti, dovrai assumerti la responsabilità di entrambe le violazioni.
Per il futuro propongo di lasciare i tavolini all’esterno, applicando però la TARI anche ai metri quadrati di suolo pubblico occupati. Le maggiori entrate incassate dal Comune potrebbero essere utilizzate per abbassare la TARI pagata dai cittadini.
Non sarebbe male nemmeno questo.
Passiamo poi ai metri quadrati delle concessioni.
Occupare uno spazio superiore alla superficie calpestabile dell’immobile nel quale si trova l’attività rappresenta un vantaggio competitivo nei confronti dei commercianti che non hanno questa possibilità. Commercianti che magari dispongono di locali più grandi, ma ne ricavano più effetti collaterali che benefici: TARI e affitti più elevati, a fronte di una profittabilità inferiore rispetto a quella degli immobili più piccoli.
La mia proposta è introdurre un canone progressivo:
I novanta metri quadrati non rappresenterebbero quindi il limite massimo della concessione, ma la soglia oltre la quale scatterebbe il canone maggiorato.
Il risultato? Tanti posti di lavoro salvati, imprenditori tutelati e maggiori risorse da investire nei servizi per i residenti.
Un’idea intelligente sarebbe rendicontare le cifre incassate dal Comune attraverso l’adozione di queste misure, spiegando con precisione ai cittadini per quali servizi verranno impiegati i soldi.
Questa scelta renderebbe tutti più consapevoli dei vantaggi economici generati dal turismo, creerebbe maggiore coesione tra commercianti e cittadini e contribuirebbe ad allineare gli interessi delle diverse parti sociali.
Un altro tema è quello dei prezzi. I comaschi pagano oggi il 50% in più per le stesse merci che consumavano cinque anni fa.
Un’idea potrebbe essere quella di proporre prezzi calmierati per alcune categorie merceologiche. È una suggestione che sarebbe bello riuscire ad attuare, anche se la vedo difficilmente percorribile.
Ma almeno un tentativo bisogna provare a farlo.
Nel percorso verso le elezioni Como 2027, vogliamo mettere al centro proposte concrete, capaci di conciliare gli interessi di residenti, commercianti e lavoratori e di trasformare le risorse generate dalla città in servizi migliori per tutti.
Le infrastrutture e la viabilità a Como hanno bisogno di un piano serio, con interventi concreti e tempi realistici. Parcheggi, strade comunali, piscine, scuole, parchi, pontili e strutture sportive devono tornare a essere servizi realmente accessibili ai cittadini.
Riprenderemo in mano il progetto della Giunta Landriscina per l’area Ticosa, mentre nell’area ex SteCav verrà realizzato un autosilo nel più breve tempo possibile.
Non prometteremo di farlo in cento giorni: noi siamo onesti e non raccontiamo bugie ai cittadini.
Aboliremo inoltre la tariffa “Vulcano” e introdurremo tariffe agevolate per i residenti.
Riapriremo nel più breve tempo possibile la strada che porta a Civiglio e vareremo un piano quinquennale per il rifacimento delle strade a Como e del relativo manto stradale.
La manutenzione delle strade comunali non può più essere gestita soltanto attraverso interventi occasionali: servono una programmazione chiara e servizi manutentivi continuativi.
Per i comaschi, poter nuotare e fare sport è diventato un’utopia, non più un diritto.
Recupereremo i progetti delle piscine di Muggiò e di via del Dos elaborati dalla Giunta Landriscina, aggiornandone il PEF e le autorizzazioni ormai scadute.
L’obiettivo è riaprire la piscina di via del Dos entro tre anni e arrivare al 2032 con il cantiere di Muggiò ben avviato, se non già ultimato. La missione è risparmiare più tempo possibile.
Le piscine Sinigaglia e Casate saranno affidate alla CSU e le tariffe torneranno a essere calmierate. A tenere lontani i maranza ci penseranno le guardie giurate e le diffide, non i prezzi elevati.
Tutti gli asili nido comunali saranno interessati da interventi di restyling e verrà riaperta almeno una delle strutture chiuse dalla precedente Giunta.
Nessuna scuola verrà chiusa. Al contrario, saranno avviati interventi di ristrutturazione e ammodernamento degli edifici scolastici.
La scuola Corridoni avrà una vita più lunga di quella dell’attuale pseudo Giunta.
L’area di Sant’Agostino diventerà il porto commerciale di Como e verrà affidata in concessione a un consorzio.
Sposteremo il pontile della Navigazione Pubblica ed elimineremo i posti barca destinati alla locazione. Le barche da 40 cavalli utilizzabili senza patente saranno trasferite al pontile di Villa Geno, al di fuori del porto.
Il consorzio avrà a disposizione un ufficio dal quale vendere i tour. I venditori non autorizzati verranno banditi e saranno inasprite le sanzioni per le società che proveranno a non rispettare le regole.
Il pontile di Viale Geno verrà ristrutturato e destinato agli ormeggi delle barche impiegate nelle attività commerciali. Gli spazi saranno assegnati per dieci anni attraverso un bando, dal quale verranno escluse le società con lavoratori colpiti da DASPO perché sorpresi a vendere tour abusivamente.
L’intera area portuale sarà presidiata giorno e notte dalle Forze dell’Ordine. Verranno inoltre emanate ordinanze contro l’abusivismo e il mancato rispetto del decoro urbano, così da fornire alle Forze di Polizia gli strumenti necessari per svolgere al meglio il proprio lavoro.
I Giardini a Lago verranno ultimati e riaperti, mentre i parchi di via Negretti e via Baserga saranno ristrutturati.
Tutti i parchi cittadini saranno sottoposti a manutenzione e pattugliati dalle Forze dell’Ordine. Dovranno tornare a essere luoghi di divertimento e socialità dedicati alle famiglie, non bivacchi per maranza e piccoli delinquenti.
Mapperemo tutte le palestre e i centri sportivi cittadini, che saranno sottoposti a lavori di restauro e ammodernamento.
Il Campo CONI verrà ristrutturato e rimesso a nuovo, mentre la questione del rugby sarà finalmente sbloccata nel più breve tempo possibile.
Questo è il progetto con cui vogliamo accompagnare la città verso le elezioni Como 2027: interventi concreti, tempi realistici e infrastrutture finalmente restituite ai cittadini.
Osservo, approfondisco e condivido ciò che penso con libertà, responsabilità e attenzione ai fatti. Cedo che le buone idee nascano dal confronto aperto e dal rispetto delle persone.
Pietro Peddone
Pietro Peddone
Dalla vita quotidiana di Como alle sfide che interessano tutto il Paese. Temi diversi, affrontati con attenzione ai fatti e uno sguardo rivolto al futuro.