Ogni giorno vedo una città con enormi potenzialità, ma anche problemi che troppo spesso restano senza una risposta concreta. Credo sia necessario riconoscerli, parlarne apertamente e iniziare a immaginare soluzioni.
Mobilità, servizi, spazi pubblici, turismo, sicurezza e qualità della vita incidono ogni giorno su chi vive Como. In queste riflessioni parto dai problemi reali della città per capire cosa non funziona, cosa può essere migliorato e quali alternative possiamo costruire.
Como è il capoluogo di provincia che dà il nome al lago più bello del mondo.
Como è l’unica città in Italia con una cittadella del periodo Razionalista costruita direttamente sul lago.
Como vanta tra le sue fila personaggi come Plinio il Vecchio, Plinio il Giovane ed Alessandro Volta. Como fu la residenza dei Marchesi Odescalchi, dei Marchesi Raimondi, dei Duchi Visconti di Modrone. Como ospitò la visita degli imperatori d'Austria, Francesco II nel 1816 e nel 1826 e Ferdinando I nel 1838, mentre nel 1835 vennero ospitate Maria Cristina di Savoia, regina delle Due Sicilie , e Maria Teresa d'Asburgo-Lorena, regina di Sardegna, e nel 1859 fu il turno di Giuseppe Garibaldi.
Como ha una storia millenaria, bellezze naturali ed artistiche che tutto il mondo vorrebbe avere, un bagaglio di personalità internazionali di tutto rispetto.
Como è eccellenza a livello mondiale nell’industria tessile e nell’Hotelerie di lusso, che la rendono, grazie alle capacità dei suoi imprenditori, dei suoi professionisti, dei suoi lavoratori, una città ricca ed indipendente.
Como vanta tante associazioni sportive e culturali centenarie, dal passato e dal presente gloriosi, che costituiscono l’identità della città. Ed è compito della politica garantirgli un futuro altrettanto importante.
Come tutte le città di valore è sempre pronta ad attrarre investimenti e a collaborare. Questo deve essere chiaro: COLLABORARE. COMO È UNICA AL MONDO. COMO È INVIDIATA. COMO È STATUS SOCIALE A LIVELLO MONDIALE. COMO È AMBITA. IL MONDO VA DA COMO, NON VICEVERSA. LA STORIA DI COMO NON SI CANCELLA. COMO E I COMASCHI NON SONO, E NON SARANNO MAI, IN VENDITA. COMO È, E RESTERÁ, SOVRANA DI SÈ STESSA. COMO NON SI COMPRA.
Il tema dei dehors e dei tavolini a Como dimostra quanto questa città abbia bisogno di una forte politica di conciliazione: un patto che riallinei tutte le parti sociali e le faccia remare nella stessa direzione.
La politica attuata da questa Giunta è invece quella della discordia, della divisione e della selettività. Qualunque sia il problema, non riesce – e probabilmente non vuole – a trovare un compromesso che cerchi di tutelare tutti. Abbiamo assistito a una serie di decisioni sommarie e dal sapore punitivo, che non si sono mai dimostrate vere soluzioni.
La fotografia di questa politica scriteriata è proprio la questione dei tavolini e dei dehors: sono state limitate in modo particolare le condizioni delle concessioni per i primi, mentre i secondi sono stati, di fatto, rimossi.
Si sa, criticare è facile. Costruire proposte, invece, è il compito di chi vuole candidarsi a governare una città.
Dal punto di vista economico, avere numerosi tavolini e dehors significa generare maggiore ricchezza per gli imprenditori, per i lavoratori e per il Comune stesso.
Sono però innegabili anche i disagi per i residenti: schiamazzi fino a tarda notte, prezzi elevati, ressa, sporcizia e mancanza di servizi.
Il compito del Comune è tutelare tutta la cittadinanza, trovando il modo di salvaguardare l’economia cittadina, limitare i disagi per i residenti e, allo stesso tempo, aumentare le entrate da tradurre in servizi concreti per i cittadini.
È quindi naturale che, per comporre gli interessi di tutti, una politica di compromesso sia l’unica soluzione percorribile. Como necessita di un patto tra cittadini che faccia remare tutti nella stessa direzione, non di politiche di discordia e divisione che favoriscono soltanto una specifica parte sociale.
Tra l’altro, molti residenti sono anche commercianti: è abbastanza facile intuire i tratti comici della faccenda.
L’ordinanza che consente di lasciare installati i dehors soltanto per sei mesi all’anno è pura follia. I costi necessari per smontare le strutture fisse sono troppo elevati per essere sostenibili nel tempo: si parla di circa 20.000 euro per rimuoverle. Le attività commerciali non possono sostenere un costo simile.
La mia proposta è lasciare i dehors installati tutto l’anno, applicando un canone annuale aggiuntivo di 5.000 euro.
Il risultato sarebbe semplice: 15.000 euro risparmiati dalle attività commerciali e 5.000 euro in più, per ogni dehors lasciato a terra, nelle casse del Comune. Risorse che potrebbero essere vincolate alla realizzazione di servizi veri per i cittadini.
Non male, direi.
Passiamo ora alle concessioni dei tavolini: le nuove norme sono troppo restrittive.
L’articolo 16 del regolamento comunale sancisce l’impossibilità di richiedere una concessione per chi abbia occupato abusivamente il suolo pubblico nei due anni precedenti, compreso chi ha successivamente sanato la propria posizione.
Il regolamento impone inoltre che lo spazio occupato non possa superare il doppio dei metri quadrati della superficie calpestabile del locale e stabilisce, per tutti, un limite massimo di novanta metri quadrati.
Un’altra scelta scriteriata.
In questo modo, le attività commerciali che si trovano all’interno di immobili di piccole dimensioni rischierebbero di fallire, perché i costi di affitto diventerebbero troppo elevati rispetto allo spazio utilizzabile. Di conseguenza, si perderebbero posti di lavoro e gettito fiscale, mentre i locali rimarrebbero vuoti e perderebbero valore, innescando una spirale negativa che porterebbe alla svalutazione del nostro centro storico.
La mia proposta è prevedere un’amnistia per quanto riguarda il passato, accompagnata però da conseguenze pesanti in caso di reiterazione delle occupazioni abusive.
Tradotto: ti concediamo la possibilità di metterti in regola ma, se continui a mantenere comportamenti scorretti, dovrai assumerti la responsabilità di entrambe le violazioni.
Per il futuro propongo di lasciare i tavolini all’esterno, applicando però la TARI anche ai metri quadrati di suolo pubblico occupati. Le maggiori entrate incassate dal Comune potrebbero essere utilizzate per abbassare la TARI pagata dai cittadini.
Non sarebbe male nemmeno questo.
Passiamo poi ai metri quadrati delle concessioni.
Occupare uno spazio superiore alla superficie calpestabile dell’immobile nel quale si trova l’attività rappresenta un vantaggio competitivo nei confronti dei commercianti che non hanno questa possibilità. Commercianti che magari dispongono di locali più grandi, ma ne ricavano più effetti collaterali che benefici: TARI e affitti più elevati, a fronte di una profittabilità inferiore rispetto a quella degli immobili più piccoli.
La mia proposta è introdurre un canone progressivo:
I novanta metri quadrati non rappresenterebbero quindi il limite massimo della concessione, ma la soglia oltre la quale scatterebbe il canone maggiorato.
Il risultato? Tanti posti di lavoro salvati, imprenditori tutelati e maggiori risorse da investire nei servizi per i residenti.
Un’idea intelligente sarebbe rendicontare le cifre incassate dal Comune attraverso l’adozione di queste misure, spiegando con precisione ai cittadini per quali servizi verranno impiegati i soldi.
Questa scelta renderebbe tutti più consapevoli dei vantaggi economici generati dal turismo, creerebbe maggiore coesione tra commercianti e cittadini e contribuirebbe ad allineare gli interessi delle diverse parti sociali.
Un altro tema è quello dei prezzi. I comaschi pagano oggi il 50% in più per le stesse merci che consumavano cinque anni fa.
Un’idea potrebbe essere quella di proporre prezzi calmierati per alcune categorie merceologiche. È una suggestione che sarebbe bello riuscire ad attuare, anche se la vedo difficilmente percorribile.
Ma almeno un tentativo bisogna provare a farlo.
Nel percorso verso le elezioni Como 2027, vogliamo mettere al centro proposte concrete, capaci di conciliare gli interessi di residenti, commercianti e lavoratori e di trasformare le risorse generate dalla città in servizi migliori per tutti.
Apriamo questo articolo con amarcord: ve lo ricordate MacGyver, il protagonista dell’omonima serie, in cui il protagonista è un agente di un’agenzia governativa? Per i più giovani MacGyver è laureato in fisica, è pieno di risorse e dotato di una conoscenza enciclopedica delle scienze fisiche, che risolve problemi complessi con l'immancabile coltellino svizzero e talvolta il nastro adesivo, che utilizza spesso nei suoi cosiddetti "MacGyverismi": in parole povere MacGyver è il tuttologo perfetto, in grado di risolvere qualsiasi problema ed in qualsiasi situazione, con soluzioni fantasiose e sorprendenti.
Ovviamente MacGyver è un personaggio immaginario, che fa parte dei ricordi piacevoli e divertenti delle generazioni nate negli anni ‘70/’80/’90, protagonista delle nostre mattine estive. IMMAGINARIO: teniamo a mente questa parola.
Ovviamente vi starete chiedendo da dove mi sia venuta l’idea di parlarvi di MacGyver: facendo una ricerca sul sito del Comune di Como riguardo alla distribuzione delle deleghe agli assessori, ci siamo imbattuti in una situazione che definire surreale è un eufemismo. Ecco qui la suddetta distribuzione:
Nicoletta Roperto (Vicesindaco): Politiche sociali ed educative.
Alberto Fontana: Legalità e servizi demografici/cimiteriali.
Michele Cappelletti: Ambiente e protezione civile.
Maurizio Ciabattoni: Lavori pubblici ed edilizia privata.
Monica Doria: Bilancio, partecipate e tributi.
Enrico Colombo: Cultura.
Chiara Maccabeo: Verde, eventi.
Stranamente (?) sulla stessa pagina non è presente la figura del sindaco (La s minuscola è voluta), perciò abbiamo ragionato per esclusione, arrivando a concludere che queste sono le deleghe in mano al nostro guru della fuffa: patrimonio, sport, sicurezza, polizia locale, affari generali, relazioni internazionali, innovazione tecnologica, urbanistica, mobilità, trasporti, personale, turismo, commercio.
Ebbene si, signore e signori: Rapinese 13 – tutti gli altri 16, ennesima vittoria schiacciante del nostro campione cittadino. Proprio così: 2,28 deleghe in media per assessore, contro le 13 del nostro Rapifuffa.
Ripassiamole queste deleghe: patrimonio, sport, sicurezza, polizia locale, affari generali, relazioni internazionali, innovazione tecnologica, urbanistica, mobilità, trasporti, personale, turismo, commercio.
Uno spettro così ampio di conoscenze approfondite non era mai stato visto nella storia dell’umanità, in quel di Como stiamo assistendo all’evoluzione del fu Leonardo da Vinci: già me lo immagino, pennello in mano, in un delirio di narcisismo, dipingere la sua ultima cena da sindaco.
Nicoletta Roperto (Vicesindaco): Politiche sociali ed educative.
Alberto Fontana: Legalità e servizi demografici/cimiteriali.
Michele Cappelletti: Ambiente e protezione civile.
Maurizio Ciabattoni: Lavori pubblici ed edilizia privata.
Monica Doria: Bilancio, partecipate e tributi.
Enrico Colombo: Cultura.
Chiara Maccabeo: Verde, eventi.
Queste sono le deleghe degli assessori in carica al Comune di Como, la cui somma fa 16.
Rapifuffa: patrimonio, sport, sicurezza, polizia locale, affari generali, relazioni internazionali, innovazione tecnologica, urbanistica, mobilità, trasporti, personale, turismo, commercio.
Queste sono le deleghe in mano a Rapifuffa, la cui somma fa 13.
Se questa giunta fosse un programma televisivo sarebbe Libero, il programma condotto da Teo Mammucari su Rai2, nell’ormai lontano 2000: Libero era un programma dal ritmo veloce, dalla comicità irriverente e politicamente scorretta: consiglio ai più giovani e a chi non lo ricordasse di guardarne una puntata su YouTube, giusto per vederne la versione televisiva.
Per vederne la versione politica basta guardare e ascoltare questa giunta di improvvisati, con il gran visir della fuffa e degli insuccessi attorniato dalla sua corte di nani e ballerine, lobotomizzati/e, sorridenti, silenti.
Il nostro Rapifuffa nella veste di Teo Mammucari, mentre fa scherzi telefonici (Le sue dichiarazioni cui non fanno seguito i fatti), prende in giro il pubblico in maniera irriverente e maleducata (Noi cittadini, spettatori paganti, perché oltre al danno ci deve essere la beffa), e questi assessori nelle vesti di Flavia Vento: sotto al tavolo trasparente, continuamente vessati, ma sempre disposti a dire si e a sorridere in pubblico, perché ben pagati; muti, senza pensiero critico, senza competenze, attaccati alla poltrona perché sanno che là fuori dal palazzo, dove chi compete sul libero mercato cerca l’eccellenza e non fa sconti, non avrebbero nemmeno la parte di Flavia Vento sotto al tavolo.
Sarebbe tutto molto divertente, se non fosse che la giunta Rapifuffa non è un programma con cui svagarsi la sera dopo una giornata di lavoro, bensì una squadra di fuffa - politici chiamata a gestire una città strategica del comparto turistico, che nel mondo viene messa di fianco a Roma, Firenze e Venezia per le sue bellezze e le sue eccellenze. Sarebbe bello che, in un atto d’amor proprio, questi personaggi restituiscano i loro stipendi e rassegnassero le dimissioni, per comprovata inadeguatezza.
Non si tratta di un’opinione, ma di una certezza dimostrata dai fatti: prendete in mano il programma Rapifuffa 2022 e noterete, oltre alle ridicole promesse, che praticamente nessuno di quei 40 disgraziati punti è stato rispettato. Dai risultati si elaborano i giudizi, e i risultati di questa giunta ci portano ad emettere un giudizio inappellabile: Fuffa.
Le associazioni sono luoghi di aggregazione, di produzione intellettuale e di educazione: senza di esse la nostra società si ridurrebbe a meri rapporti economici che, per quanto siano fondamentali, non possono determinare una collettività a 360 gradi. È in queste associazioni che si sviluppano, nel bene e nel male, cultura, struttura del pensiero, stile di vita, rapporti politici ed imprenditoriali. È in queste realtà in cui i giovani incontrano gli anziani e la tradizione contamina l’innovazione; ed è sempre in questi luoghi in cui il passato ed il presente dovrebbero plasmare il futuro della nostra società.
Ora prendiamo in esame il caso specifico di Como sotto l’aspetto numerico: le prime quattro associazioni culturali e le prime quattro associazioni sportive dilettantistiche messe insieme contano tra i 4000 ed i 5000 iscritti; ciò significa che tra il 5 ed il 6% della popolazione Comasca è direttamente coinvolta nella vita di queste associazioni.
Ragionando poi in astratto (E per difetto), se consideriamo che ognuno di questi cittadini iscritti ha rapporti diretti con 10 concittadini, siano essi familiari, amici, clienti, vicini di casa, fornitori, amanti, nemici, è matematico che la vita di queste associazioni coinvolga direttamente ed indirettamente sui 50000 comaschi, ovvero il 60% della popolazione.
Significa che, volenti o nolenti, queste associazioni sono in grado di raggiungere la maggioranza della popolazione: questo le rende dei social, ma nel genuino senso del termine. In realtà sono i social che cercano di scimmiottare questo tipo di socialità, con risultati nettamente maggiori sotto l’aspetto quantitativo ma decisamente inferiori sotto l’aspetto qualitativo.
È conseguenza naturale che uno dei principali compiti dell’amministrazione Comunale sia quello di preservare ed incentivare queste associazioni, tramandandone il passato, valorizzandone il presente, e aiutandole a programmare il futuro: esse sono le custodi della tradizione, le testimoni del presente e le incubatrici del futuro della nostra collettività.
Como rappresenta inoltre un unicum non solo a livello Nazionale, bensì a livello mondiale: difatti le suddette associazioni occupano immobili di pregio e di grandissimo valore storico, dati da più di un secolo in concessione dal Comune, il quale, riconoscendone il ruolo fondamentale all’interno della vita cittadina, ha deciso di riservare ad alcune di loro la “Tribuna d’onore” della città.
Tradizionalmente queste associazioni sono sempre state sostentate dal “Mecenatismo” dei soci stessi: la grande tradizione industriale ed imprenditoriale Comasca ha garantito per oltre 70 anni enormi disponibilità finanziarie, disponibilità che si sono via via erose con il cambio degli assetti geopolitici e macroeconomici che hanno determinato l’arretramento dell’Italia sullo scacchiere mondiale.
Da qui il dilemma del nuovo millennio: come permettere a queste associazioni di poter sopravvivere e non venire travolte dal declino economico Italiano?
Dilemma rimasto irrisolto per anni, fino a quando non esplose, tanto per merito degli imprenditori quanto per una serie di congiunture fortunate, l’industria del turismo di lusso, diventata negli ultimi tre anni industria del turismo di lusso di massa.
Improvvisamente gli immobili occupati dalle associazioni, un tempo dati in concessione con bandi praticamente quasi deserti, acquistavano un valore economico difficilmente misurabile, ed allo stesso tempo diventavano luoghi, oltre che di sport, di attività commerciale: i ristoranti hanno iniziato ad essere profittevoli, gli sport un’esperienza turistica. Finalmente queste associazioni avevano l’opportunità di creare un flusso economico che potesse alimentarle e riportarle ai fasti del passato.
Nasceva qui un duplice problema: in primis gli statuti delle associazioni e le clausole delle concessioni non consentivano e non consentono tutt’ora di fare attività commerciale, se non dentro a strettissimi limiti. In seconda istanza i canoni di affitto degli immobili erano agevolati, e quindi totalmente inadeguati nel caso vi fosse un uso commerciale.
Ma l’uso delle sedi non è mai stato né esclusivamente e tantomeno prevalentemente commerciale, dato che nessuno dei gruppi dirigenti ha mai percepito nemmeno un centesimo dei proventi creati.
Ed è qui che si sono inseriti gruppi miliardari stranieri, i quali hanno sistematicamente cercato e stanno tutt’ora provando a portare via gli immobili alle associazioni, infiltrandole e cercando di farle implodere dall’interno.
Contemporaneamente l’Amministrazione Comunale ha fatto tutto il possibile per strangolare e mettere in ginocchio le associazioni stesse, con atti di bullismo politico e facendo tutto il contrario di quanto promesso nel programma per cui è stata votata.
Ma tra nove mesi si insedierà la nuova amministrazione di centrodestra, che invece queste associazioni le tutelerà e le blinderà da attacchi stranieri: verranno stipulate concessioni ventennali, ed il centrodestra troverà gli strumenti finanziari adatti che permetteranno alle nostre associazioni di autoalimentarsi e progettare con serenità il proprio futuro, senza che forze economiche straniere abbiano la possibilità di trasformare la nostra identità in un brand da vendere sui mercati.
Le nostre società sportive e culturali continueranno splendere ed a portare gloria e lustro alla nostra amata Como: PERCHÉ QUESTE ASSOCIAZIONI SONO IL CUORE PULSANTE E L’IDENTITÁ DELLA CITTÁ, E PERCHÉ UNA CITTÁ SENZA IDENTITÁ NON HA FUTURO.
C’era una volta in quel di Como un sindaco di nome Rapifuffa, che era solito spacciare i fischi per fiaschi. Se c’è una storia che descrive alla perfezione la caratura e la personalità del personaggio è quella degli orologi sistemati.
L’orologio è uno strumento che viene utilizzato per misurare il tempo, azione fondamentale all’organizzazione ed alla programmazione della vita umana da migliaia di anni: si colloca la realizzazione dei primi strumenti per misurare il tempo al 3500 A.C. circa, precisamente in Egitto; mentre i primi orologi meccanici furono realizzati in Europa, nel XIV secolo.
Nella vita di tutti i giorni l’orologio serve per essere puntuali ad un appuntamento, per fissare degli obiettivi a medio/lungo termine, a rispettare le scadenze. Fissare gli obiettivi a medio/lungo termine e rispettare le scadenze sono le skills base che dovrebbe avere un politico.
Passiamo ora al nostro Rapifuffa: nel 2025 ha avuto la buona idea di sistemare i 9 orologi storici presenti in città: una buona azione di decoro urbano (Sicuramente non un successo da campagna elettorale); dopodichè il nostro eroe ha iniziato a dichiararsi come uno che non perde tempo. Dandogli il beneficio del dubbio abbiamo deciso di passare in rassegna il suo cronoprogramma, per verificare l’andamento del suo mandato: inutile dire che stiamo andando malino, per usare un eufemismo.
1.1/2/3- Creazione di 1000 posti macchina (650 in Ticosa e 350 in area ex-SteCav) nei primi 100 giorni, con tariffe superconvenienti per i residenti comaschi ed i lavoratori forestieri: che dire, obiettivi raggiunti a pieno e con una puntualità Svizzera. Difatti di questi non vi è traccia e, dulcis in fundo, il nostro eroe delle frottole ha varato la fantastica tariffa “Vulcano”, da 3€ l’ora, anche e soprattutto per i residenti.
6.3 “Pubblicheremo sul sito internet del Comune ogni singola scadenza connessa a proprietà comunali, servizi, prodotti, contratti/concessioni, bandi etc…I cittadini, consultando il sito del Comune, verranno rapidamente a conoscenza degli imminenti impegni dell’Amministrazione ed avranno modo di verificare a quali scadenze essa non abbia dato puntualmente risposta. Basta ritardi. Tutto verrà ben scadenzato e ogni scadenza sarà a conoscenza dei cittadini che potranno verificare sia l’imminenza della scadenza sia l’effettivo adempimento”: Sant’Agostino alla Guardia di Finanza (Da Luglio 2023 che sentiamo proclami), giardini a lago, bandi per gli ormeggi fermi da 3 anni, lido e tennis con concessioni scadute, piscine di Muggiò e via del Dos chiuse, lavori in Viale Geno rimandati: tutti ritardi pluriennali che evidenziano che quando si parla di Rapinese i ritardi arrivano con puntualità. Chapeau!
21- “A causa della sciagurata gestione dei partiti, tutti, la piscina di Muggiò è chiusa da tre anni. Prima di dare l’ok definitivo al costosissimo mega progetto di ristrutturazione della Piscina di Muggiò, nei primi 10 giorni dopo il nostro arrivo nella stanza dei bottoni, convocheremo un summit d’urgenza con i principali esperti del settore al fine di verificare se sia possibile rimetterla, con un adeguato investimento, rapidamente in funzione. Una volta riaperta la piscina la daremo in gestione a CSU così come le piscine di Casate e Sinigaglia. Interrompere il prima possibile la diaspora dei nostri atleti e ridare la piscina ai comaschi rimasti a secco è per noi della lista Rapinese Sindaco di vitale importanza. Utilizzeremo i fondi eccedenti i costi di ristrutturazione dell’impianto pianificati per la nuova piscina in investimenti per sistemare i nostri altri devastati impianti sportivi”: Che dire, tutto molto bello, se questo programma fosse stato scritto nel 2026, e non nel 2022. Anche in questo caso, ritardo puntuale.
27- “A Como non saranno più ospitati circhi che utilizzano animali nei loro spettacoli e se qualche Comune nelle vicinanze vorrà ospitare il Luna Park ne saremo ben lieti. L’area di Muggiò, facilmente raggiungibile con i tanti mezzi pubblici che la servono e così comoda per l’autostrada, sarà interamente dedicata allo sport e, per ingigantirla e connetterla con l’area Belvedere, costruiremo un ponte, adeguato anche alle esigenze dei diversamente abili. In pochi secondi si potrà passare in tutta sicurezza dal Rugby Como e campo Coni alla (sigh!!!) piscina, al (sigh!!!) palazzetto dello sport e (WOW) futuro palazzo del ghiaccio”: quel costruiremo un ponte in Italia porta parecchia sfortuna, da quel che mi risulta. Anche qui, Rapinese il perditempo ci ha propinato l’ennesimo ritardo con una puntualità record.
32- “Appena avremo creato gli almeno, al-me-no, 1000 nuovi posti auto citati nel punto parcheggi (il cui iter verrà avviato nei primi 100 giorni di consiliatura), metteremo pesantemente mano al centro storico. Come? Daremo finalmente vita a piazza Roma, piazza oggi in stato di totale abbandono, che diventerà uno spazio vivo e bello creando uno Skate Park. Skate Park Recintato, chiuso di notte, che, oltre a spostare in luogo più consono rispetto a San Francesco gli skaters comaschi, sarà gestito, con giudizio e rispetto per il vicinato, da un’associazione di utenti che dovrà curare e tenere pulito il parco interfacciandosi annualmente con l’Amministrazione: No giudizio, No parco! E passeremo ad altra associazione. L’auspicio è che Piazza Roma, riprendendo vita, diventi più utile, bella e sicura. Poi? Poi piazza Perretta, via Juvara e via Albertolli verranno completamente liberate dalle auto e, assieme a piazza Gobetti, verranno consegnate per parte della settimana a fioristi, mercatini bio e tutte quelle attività commerciali/artigianali/hobbistiche gradevoli e necessitanti di zone con forte passaggio pedonale per sopravvivere. Anche piazza Volta sarà privata di posti auto e verrà chiusa al traffico anche tutta la via Rubini (ad eccezione del traffico dei residenti, le consegne merci in orari ben determinati e delle moto, moto che continueranno a trovare ospitalità in piazza Volta). E i residenti (sposteremo infatti solo posti auto per residenti) che prima parcheggiavano nelle zone dove verranno soppressi i posti auto cosa faranno? Questa operazione di liberazione dalle auto, rileggi bene l’incipit di questo punto, avverrà solo quando saranno pronti i nuovi parcheggi, parcheggi dei quali uno, ex Stecav (vicino al Comando dei Vigili), si trova a 500 metri da piazza Volta. Una volta realizzato l’autosilo”: che dire, Rapinese è veramente il più grande perditempo che si sia visto negli ultimi vent’anni. Ma Rapinese non è solo perditempo, è anche fuffa.
Conclusione: essere in ritardo di anni sul cronoprogramma, contemporaneamente sistemare 9 orologi, e vantarsi di non essere perditempo è un’operazione che solo un vero campione poteva portare a compimento; e lo stesso campione, Rapinese il perditempo, ha scritto la storia: è stato colui che ha inventato il ritardo puntuale. E grazie a queste imprese verrà ricordato come il più grande sindaco fuffa che il mondo abbia mai avuto: Rapifuffa.
La situazione delle piscine comunali di Como è a dir poco disperata. Dei quattro impianti presenti in città, ben due sono inattivi. Como è così rimasta senza un servizio fondamentale per le persone con disabilità e senza una piscina dotata di vasca olimpionica.
La piscina di Muggiò è chiusa da oltre sette anni, mentre quella di via del Dos è ormai inattiva da quattro anni.
Partiamo dalla piscina di via del Dos.
Da quattro anni Como lascia ben 700 persone con disabilità senza questo servizio fondamentale. Una vergogna e un tradimento, da parte del capoluogo di provincia, nei confronti di 700 famiglie.
In questo caso, la mia proposta è fare bene le cose, ma nel più breve tempo possibile.
L’idea è recuperare tutto ciò che può ancora essere utilizzato del progetto della precedente gara, aggiornando il lavoro già svolto: PEF, elaborati e progetti. In questo modo sarebbe possibile risparmiare mesi di lavoro. Purtroppo, il vecchio bando è già stato revocato e non può più essere recuperato.
Realisticamente, l’obiettivo è arrivare entro dodici mesi alla pubblicazione del nuovo bando e riaprire la piscina entro trentasei mesi.
Queste sono le tempistiche stimate qualora venisse recuperato il lavoro svolto dall’Amministrazione Landriscina. Se l’attuale Giunta dovesse lasciare in eredità un iter già avviato, valuteremo quale delle due opzioni sia concretamente realizzabile nel minor tempo possibile.
La priorità deve essere restituire la piscina alle persone con disabilità nel minor tempo possibile, non attribuire alle amministrazioni precedenti la responsabilità dei ritardi.
La questione della piscina di Muggiò è ancora più complicata.
L’impianto è chiuso da oltre sette anni e il project financing portato avanti da Nessi & Majocchi è stato cancellato nel 2023 dall’attuale Giunta, facendo perdere tre anni di lavoro.
L’attuale sindaco aveva annunciato un nuovo progetto, indicando il 2026 come anno di inizio dei lavori. Tuttavia, fino a oggi non è stato pubblicato alcun bando di gara.
Anche per la piscina di Muggiò la priorità deve essere perdere meno tempo possibile.
Bisogna innanzitutto capire se l’attuale Giunta stia realmente portando avanti il progetto annunciato. Se si trattasse soltanto di chiacchiere, sarebbe necessario valutare se riprendere il vecchio project financing possa effettivamente far risparmiare tempo e quanto quel progetto sia ancora valido, dopo altri cinque anni di totale abbandono dell’impianto.
La priorità deve necessariamente essere fare. Dopo tanti anni di chiusura, il progetto migliore non sarà quello perfetto, ma quello qualitativamente valido che consentirà di risparmiare più tempo.
Al prossimo assessore allo Sport e al gruppo di dirigenti, funzionari e dipendenti comunali toccherà una vera e propria patata bollente.
Riaprire entrambe le piscine comunali di Como sarà una sfida che risulterà quasi impossibile vincere nell’arco di un solo mandato di cinque anni.
Un grande risultato sarebbe riaprire la piscina di via del Dos entro trentasei mesi e arrivare al 2032 con il cantiere della piscina olimpionica di Muggiò già avviato.
Nel percorso verso le elezioni Como 2027, vogliamo presentare obiettivi seri e tempistiche realistiche, senza promettere ai cittadini risultati impossibili.
Piacerebbe anche a me promettere la riapertura delle piscine in cento giorni, ma credo che il tempo della politica fatta di titoli sui giornali e di asini che volano abbia fatto il suo tempo e, soprattutto, abbia già provocato abbastanza danni.
È arrivato il momento di lavorare di più e parlare di meno.