
Le associazioni sono luoghi di aggregazione, di produzione intellettuale e di educazione: senza di esse la nostra società si ridurrebbe a meri rapporti economici che, per quanto siano fondamentali, non possono determinare una collettività a 360 gradi. È in queste associazioni che si sviluppano, nel bene e nel male, cultura, struttura del pensiero, stile di vita, rapporti politici ed imprenditoriali. È in queste realtà in cui i giovani incontrano gli anziani e la tradizione contamina l’innovazione; ed è sempre in questi luoghi in cui il passato ed il presente dovrebbero plasmare il futuro della nostra società.
Ora prendiamo in esame il caso specifico di Como sotto l’aspetto numerico: le prime quattro associazioni culturali e le prime quattro associazioni sportive dilettantistiche messe insieme contano tra i 4000 ed i 5000 iscritti; ciò significa che tra il 5 ed il 6% della popolazione Comasca è direttamente coinvolta nella vita di queste associazioni.
Ragionando poi in astratto (E per difetto), se consideriamo che ognuno di questi cittadini iscritti ha rapporti diretti con 10 concittadini, siano essi familiari, amici, clienti, vicini di casa, fornitori, amanti, nemici, è matematico che la vita di queste associazioni coinvolga direttamente ed indirettamente sui 50000 comaschi, ovvero il 60% della popolazione.
Significa che, volenti o nolenti, queste associazioni sono in grado di raggiungere la maggioranza della popolazione: questo le rende dei social, ma nel genuino senso del termine. In realtà sono i social che cercano di scimmiottare questo tipo di socialità, con risultati nettamente maggiori sotto l’aspetto quantitativo ma decisamente inferiori sotto l’aspetto qualitativo.
È conseguenza naturale che uno dei principali compiti dell’amministrazione Comunale sia quello di preservare ed incentivare queste associazioni, tramandandone il passato, valorizzandone il presente, e aiutandole a programmare il futuro: esse sono le custodi della tradizione, le testimoni del presente e le incubatrici del futuro della nostra collettività.
Como rappresenta inoltre un unicum non solo a livello Nazionale, bensì a livello mondiale: difatti le suddette associazioni occupano immobili di pregio e di grandissimo valore storico, dati da più di un secolo in concessione dal Comune, il quale, riconoscendone il ruolo fondamentale all’interno della vita cittadina, ha deciso di riservare ad alcune di loro la “Tribuna d’onore” della città.
Tradizionalmente queste associazioni sono sempre state sostentate dal “Mecenatismo” dei soci stessi: la grande tradizione industriale ed imprenditoriale Comasca ha garantito per oltre 70 anni enormi disponibilità finanziarie, disponibilità che si sono via via erose con il cambio degli assetti geopolitici e macroeconomici che hanno determinato l’arretramento dell’Italia sullo scacchiere mondiale.
Da qui il dilemma del nuovo millennio: come permettere a queste associazioni di poter sopravvivere e non venire travolte dal declino economico Italiano?
Dilemma rimasto irrisolto per anni, fino a quando non esplose, tanto per merito degli imprenditori quanto per una serie di congiunture fortunate, l’industria del turismo di lusso, diventata negli ultimi tre anni industria del turismo di lusso di massa.
Improvvisamente gli immobili occupati dalle associazioni, un tempo dati in concessione con bandi praticamente quasi deserti, acquistavano un valore economico difficilmente misurabile, ed allo stesso tempo diventavano luoghi, oltre che di sport, di attività commerciale: i ristoranti hanno iniziato ad essere profittevoli, gli sport un’esperienza turistica. Finalmente queste associazioni avevano l’opportunità di creare un flusso economico che potesse alimentarle e riportarle ai fasti del passato.
Nasceva qui un duplice problema: in primis gli statuti delle associazioni e le clausole delle concessioni non consentivano e non consentono tutt’ora di fare attività commerciale, se non dentro a strettissimi limiti. In seconda istanza i canoni di affitto degli immobili erano agevolati, e quindi totalmente inadeguati nel caso vi fosse un uso commerciale.
Ma l’uso delle sedi non è mai stato né esclusivamente e tantomeno prevalentemente commerciale, dato che nessuno dei gruppi dirigenti ha mai percepito nemmeno un centesimo dei proventi creati.
Ed è qui che si sono inseriti gruppi miliardari stranieri, i quali hanno sistematicamente cercato e stanno tutt’ora provando a portare via gli immobili alle associazioni, infiltrandole e cercando di farle implodere dall’interno.
Contemporaneamente l’Amministrazione Comunale ha fatto tutto il possibile per strangolare e mettere in ginocchio le associazioni stesse, con atti di bullismo politico e facendo tutto il contrario di quanto promesso nel programma per cui è stata votata.
Ma tra nove mesi si insedierà la nuova amministrazione di centrodestra, che invece queste associazioni le tutelerà e le blinderà da attacchi stranieri: verranno stipulate concessioni ventennali, ed il centrodestra troverà gli strumenti finanziari adatti che permetteranno alle nostre associazioni di autoalimentarsi e progettare con serenità il proprio futuro, senza che forze economiche straniere abbiano la possibilità di trasformare la nostra identità in un brand da vendere sui mercati.
Le nostre società sportive e culturali continueranno splendere ed a portare gloria e lustro alla nostra amata Como: PERCHÉ QUESTE ASSOCIAZIONI SONO IL CUORE PULSANTE E L’IDENTITÁ DELLA CITTÁ, E PERCHÉ UNA CITTÁ SENZA IDENTITÁ NON HA FUTURO.
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Dehors e tavolini a Como: una proposta per tutelare residenti e commercianti
Il tema dei dehors e dei tavolini a Como dimostra quanto questa città abbia bisogno di una forte politica di conciliazione: un patto che riallinei tutte le parti sociali e le faccia remare nella stessa direzione.
La politica attuata da questa Giunta è invece quella della discordia, della divisione e della selettività. Qualunque sia il problema, non riesce – e probabilmente non vuole – a trovare un compromesso che cerchi di tutelare tutti. Abbiamo assistito a una serie di decisioni sommarie e dal sapore punitivo, che non si sono mai dimostrate vere soluzioni.
La fotografia di questa politica scriteriata è proprio la questione dei tavolini e dei dehors: sono state limitate in modo particolare le condizioni delle concessioni per i primi, mentre i secondi sono stati, di fatto, rimossi.
Si sa, criticare è facile. Costruire proposte, invece, è il compito di chi vuole candidarsi a governare una città.
Dehors e tavolini: economia e disagi per i residenti
Dal punto di vista economico, avere numerosi tavolini e dehors significa generare maggiore ricchezza per gli imprenditori, per i lavoratori e per il Comune stesso.
Sono però innegabili anche i disagi per i residenti: schiamazzi fino a tarda notte, prezzi elevati, ressa, sporcizia e mancanza di servizi.
Il compito del Comune è tutelare tutta la cittadinanza, trovando il modo di salvaguardare l’economia cittadina, limitare i disagi per i residenti e, allo stesso tempo, aumentare le entrate da tradurre in servizi concreti per i cittadini.
È quindi naturale che, per comporre gli interessi di tutti, una politica di compromesso sia l’unica soluzione percorribile. Como necessita di un patto tra cittadini che faccia remare tutti nella stessa direzione, non di politiche di discordia e divisione che favoriscono soltanto una specifica parte sociale.
Tra l’altro, molti residenti sono anche commercianti: è abbastanza facile intuire i tratti comici della faccenda.
Dehors a Como: il limite dei sei mesi non è sostenibile
L’ordinanza che consente di lasciare installati i dehors soltanto per sei mesi all’anno è pura follia. I costi necessari per smontare le strutture fisse sono troppo elevati per essere sostenibili nel tempo: si parla di circa 20.000 euro per rimuoverle. Le attività commerciali non possono sostenere un costo simile.
La mia proposta è lasciare i dehors installati tutto l’anno, applicando un canone annuale aggiuntivo di 5.000 euro.
Il risultato sarebbe semplice: 15.000 euro risparmiati dalle attività commerciali e 5.000 euro in più, per ogni dehors lasciato a terra, nelle casse del Comune. Risorse che potrebbero essere vincolate alla realizzazione di servizi veri per i cittadini.
Non male, direi.
Concessioni dei tavolini e occupazione del suolo pubblico
Passiamo ora alle concessioni dei tavolini: le nuove norme sono troppo restrittive.
L’articolo 16 del regolamento comunale sancisce l’impossibilità di richiedere una concessione per chi abbia occupato abusivamente il suolo pubblico nei due anni precedenti, compreso chi ha successivamente sanato la propria posizione.
Il regolamento impone inoltre che lo spazio occupato non possa superare il doppio dei metri quadrati della superficie calpestabile del locale e stabilisce, per tutti, un limite massimo di novanta metri quadrati.
Un’altra scelta scriteriata.
In questo modo, le attività commerciali che si trovano all’interno di immobili di piccole dimensioni rischierebbero di fallire, perché i costi di affitto diventerebbero troppo elevati rispetto allo spazio utilizzabile. Di conseguenza, si perderebbero posti di lavoro e gettito fiscale, mentre i locali rimarrebbero vuoti e perderebbero valore, innescando una spirale negativa che porterebbe alla svalutazione del nostro centro storico.
Un’amnistia per il passato e regole più severe per chi sbaglia ancora
La mia proposta è prevedere un’amnistia per quanto riguarda il passato, accompagnata però da conseguenze pesanti in caso di reiterazione delle occupazioni abusive.
Tradotto: ti concediamo la possibilità di metterti in regola ma, se continui a mantenere comportamenti scorretti, dovrai assumerti la responsabilità di entrambe le violazioni.
Per il futuro propongo di lasciare i tavolini all’esterno, applicando però la TARI anche ai metri quadrati di suolo pubblico occupati. Le maggiori entrate incassate dal Comune potrebbero essere utilizzate per abbassare la TARI pagata dai cittadini.
Non sarebbe male nemmeno questo.
Un canone progressivo per le concessioni
Passiamo poi ai metri quadrati delle concessioni.
Occupare uno spazio superiore alla superficie calpestabile dell’immobile nel quale si trova l’attività rappresenta un vantaggio competitivo nei confronti dei commercianti che non hanno questa possibilità. Commercianti che magari dispongono di locali più grandi, ma ne ricavano più effetti collaterali che benefici: TARI e affitti più elevati, a fronte di una profittabilità inferiore rispetto a quella degli immobili più piccoli.
La mia proposta è introdurre un canone progressivo:
- canone uguale per tutti fino al raggiungimento della superficie calpestabile dell’immobile nel quale si svolge l’attività;
- canone doppio per ogni metro quadrato occupato in eccedenza;
- applicazione di una sorta di “tassa di lusso” oltre i novanta metri quadrati, con un costo triplo per ogni metro aggiuntivo.
I novanta metri quadrati non rappresenterebbero quindi il limite massimo della concessione, ma la soglia oltre la quale scatterebbe il canone maggiorato.
Il risultato? Tanti posti di lavoro salvati, imprenditori tutelati e maggiori risorse da investire nei servizi per i residenti.
Rendicontare le entrate e spiegare come vengono utilizzate
Un’idea intelligente sarebbe rendicontare le cifre incassate dal Comune attraverso l’adozione di queste misure, spiegando con precisione ai cittadini per quali servizi verranno impiegati i soldi.
Questa scelta renderebbe tutti più consapevoli dei vantaggi economici generati dal turismo, creerebbe maggiore coesione tra commercianti e cittadini e contribuirebbe ad allineare gli interessi delle diverse parti sociali.
Il problema dei prezzi per i cittadini comaschi
Un altro tema è quello dei prezzi. I comaschi pagano oggi il 50% in più per le stesse merci che consumavano cinque anni fa.
Un’idea potrebbe essere quella di proporre prezzi calmierati per alcune categorie merceologiche. È una suggestione che sarebbe bello riuscire ad attuare, anche se la vedo difficilmente percorribile.
Ma almeno un tentativo bisogna provare a farlo.
Nel percorso verso le elezioni Como 2027, vogliamo mettere al centro proposte concrete, capaci di conciliare gli interessi di residenti, commercianti e lavoratori e di trasformare le risorse generate dalla città in servizi migliori per tutti.