
C’era una volta in quel di Como un sindaco di nome Rapifuffa, che era solito spacciare i fischi per fiaschi. Se c’è una storia che descrive alla perfezione la caratura e la personalità del personaggio è quella degli orologi sistemati.
L’orologio è uno strumento che viene utilizzato per misurare il tempo, azione fondamentale all’organizzazione ed alla programmazione della vita umana da migliaia di anni: si colloca la realizzazione dei primi strumenti per misurare il tempo al 3500 A.C. circa, precisamente in Egitto; mentre i primi orologi meccanici furono realizzati in Europa, nel XIV secolo.
Nella vita di tutti i giorni l’orologio serve per essere puntuali ad un appuntamento, per fissare degli obiettivi a medio/lungo termine, a rispettare le scadenze. Fissare gli obiettivi a medio/lungo termine e rispettare le scadenze sono le skills base che dovrebbe avere un politico.
Passiamo ora al nostro Rapifuffa: nel 2025 ha avuto la buona idea di sistemare i 9 orologi storici presenti in città: una buona azione di decoro urbano (Sicuramente non un successo da campagna elettorale); dopodichè il nostro eroe ha iniziato a dichiararsi come uno che non perde tempo. Dandogli il beneficio del dubbio abbiamo deciso di passare in rassegna il suo cronoprogramma, per verificare l’andamento del suo mandato: inutile dire che stiamo andando malino, per usare un eufemismo.
1.1/2/3- Creazione di 1000 posti macchina (650 in Ticosa e 350 in area ex-SteCav) nei primi 100 giorni, con tariffe superconvenienti per i residenti comaschi ed i lavoratori forestieri: che dire, obiettivi raggiunti a pieno e con una puntualità Svizzera. Difatti di questi non vi è traccia e, dulcis in fundo, il nostro eroe delle frottole ha varato la fantastica tariffa “Vulcano”, da 3€ l’ora, anche e soprattutto per i residenti.
6.3 “Pubblicheremo sul sito internet del Comune ogni singola scadenza connessa a proprietà comunali, servizi, prodotti, contratti/concessioni, bandi etc…I cittadini, consultando il sito del Comune, verranno rapidamente a conoscenza degli imminenti impegni dell’Amministrazione ed avranno modo di verificare a quali scadenze essa non abbia dato puntualmente risposta. Basta ritardi. Tutto verrà ben scadenzato e ogni scadenza sarà a conoscenza dei cittadini che potranno verificare sia l’imminenza della scadenza sia l’effettivo adempimento”: Sant’Agostino alla Guardia di Finanza (Da Luglio 2023 che sentiamo proclami), giardini a lago, bandi per gli ormeggi fermi da 3 anni, lido e tennis con concessioni scadute, piscine di Muggiò e via del Dos chiuse, lavori in Viale Geno rimandati: tutti ritardi pluriennali che evidenziano che quando si parla di Rapinese i ritardi arrivano con puntualità. Chapeau!
21- “A causa della sciagurata gestione dei partiti, tutti, la piscina di Muggiò è chiusa da tre anni. Prima di dare l’ok definitivo al costosissimo mega progetto di ristrutturazione della Piscina di Muggiò, nei primi 10 giorni dopo il nostro arrivo nella stanza dei bottoni, convocheremo un summit d’urgenza con i principali esperti del settore al fine di verificare se sia possibile rimetterla, con un adeguato investimento, rapidamente in funzione. Una volta riaperta la piscina la daremo in gestione a CSU così come le piscine di Casate e Sinigaglia. Interrompere il prima possibile la diaspora dei nostri atleti e ridare la piscina ai comaschi rimasti a secco è per noi della lista Rapinese Sindaco di vitale importanza. Utilizzeremo i fondi eccedenti i costi di ristrutturazione dell’impianto pianificati per la nuova piscina in investimenti per sistemare i nostri altri devastati impianti sportivi”: Che dire, tutto molto bello, se questo programma fosse stato scritto nel 2026, e non nel 2022. Anche in questo caso, ritardo puntuale.
27- “A Como non saranno più ospitati circhi che utilizzano animali nei loro spettacoli e se qualche Comune nelle vicinanze vorrà ospitare il Luna Park ne saremo ben lieti. L’area di Muggiò, facilmente raggiungibile con i tanti mezzi pubblici che la servono e così comoda per l’autostrada, sarà interamente dedicata allo sport e, per ingigantirla e connetterla con l’area Belvedere, costruiremo un ponte, adeguato anche alle esigenze dei diversamente abili. In pochi secondi si potrà passare in tutta sicurezza dal Rugby Como e campo Coni alla (sigh!!!) piscina, al (sigh!!!) palazzetto dello sport e (WOW) futuro palazzo del ghiaccio”: quel costruiremo un ponte in Italia porta parecchia sfortuna, da quel che mi risulta. Anche qui, Rapinese il perditempo ci ha propinato l’ennesimo ritardo con una puntualità record.
32- “Appena avremo creato gli almeno, al-me-no, 1000 nuovi posti auto citati nel punto parcheggi (il cui iter verrà avviato nei primi 100 giorni di consiliatura), metteremo pesantemente mano al centro storico. Come? Daremo finalmente vita a piazza Roma, piazza oggi in stato di totale abbandono, che diventerà uno spazio vivo e bello creando uno Skate Park. Skate Park Recintato, chiuso di notte, che, oltre a spostare in luogo più consono rispetto a San Francesco gli skaters comaschi, sarà gestito, con giudizio e rispetto per il vicinato, da un’associazione di utenti che dovrà curare e tenere pulito il parco interfacciandosi annualmente con l’Amministrazione: No giudizio, No parco! E passeremo ad altra associazione. L’auspicio è che Piazza Roma, riprendendo vita, diventi più utile, bella e sicura. Poi? Poi piazza Perretta, via Juvara e via Albertolli verranno completamente liberate dalle auto e, assieme a piazza Gobetti, verranno consegnate per parte della settimana a fioristi, mercatini bio e tutte quelle attività commerciali/artigianali/hobbistiche gradevoli e necessitanti di zone con forte passaggio pedonale per sopravvivere. Anche piazza Volta sarà privata di posti auto e verrà chiusa al traffico anche tutta la via Rubini (ad eccezione del traffico dei residenti, le consegne merci in orari ben determinati e delle moto, moto che continueranno a trovare ospitalità in piazza Volta). E i residenti (sposteremo infatti solo posti auto per residenti) che prima parcheggiavano nelle zone dove verranno soppressi i posti auto cosa faranno? Questa operazione di liberazione dalle auto, rileggi bene l’incipit di questo punto, avverrà solo quando saranno pronti i nuovi parcheggi, parcheggi dei quali uno, ex Stecav (vicino al Comando dei Vigili), si trova a 500 metri da piazza Volta. Una volta realizzato l’autosilo”: che dire, Rapinese è veramente il più grande perditempo che si sia visto negli ultimi vent’anni. Ma Rapinese non è solo perditempo, è anche fuffa.
Conclusione: essere in ritardo di anni sul cronoprogramma, contemporaneamente sistemare 9 orologi, e vantarsi di non essere perditempo è un’operazione che solo un vero campione poteva portare a compimento; e lo stesso campione, Rapinese il perditempo, ha scritto la storia: è stato colui che ha inventato il ritardo puntuale. E grazie a queste imprese verrà ricordato come il più grande sindaco fuffa che il mondo abbia mai avuto: Rapifuffa.
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Dehors e tavolini a Como: una proposta per tutelare residenti e commercianti
Il tema dei dehors e dei tavolini a Como dimostra quanto questa città abbia bisogno di una forte politica di conciliazione: un patto che riallinei tutte le parti sociali e le faccia remare nella stessa direzione.
La politica attuata da questa Giunta è invece quella della discordia, della divisione e della selettività. Qualunque sia il problema, non riesce – e probabilmente non vuole – a trovare un compromesso che cerchi di tutelare tutti. Abbiamo assistito a una serie di decisioni sommarie e dal sapore punitivo, che non si sono mai dimostrate vere soluzioni.
La fotografia di questa politica scriteriata è proprio la questione dei tavolini e dei dehors: sono state limitate in modo particolare le condizioni delle concessioni per i primi, mentre i secondi sono stati, di fatto, rimossi.
Si sa, criticare è facile. Costruire proposte, invece, è il compito di chi vuole candidarsi a governare una città.
Dehors e tavolini: economia e disagi per i residenti
Dal punto di vista economico, avere numerosi tavolini e dehors significa generare maggiore ricchezza per gli imprenditori, per i lavoratori e per il Comune stesso.
Sono però innegabili anche i disagi per i residenti: schiamazzi fino a tarda notte, prezzi elevati, ressa, sporcizia e mancanza di servizi.
Il compito del Comune è tutelare tutta la cittadinanza, trovando il modo di salvaguardare l’economia cittadina, limitare i disagi per i residenti e, allo stesso tempo, aumentare le entrate da tradurre in servizi concreti per i cittadini.
È quindi naturale che, per comporre gli interessi di tutti, una politica di compromesso sia l’unica soluzione percorribile. Como necessita di un patto tra cittadini che faccia remare tutti nella stessa direzione, non di politiche di discordia e divisione che favoriscono soltanto una specifica parte sociale.
Tra l’altro, molti residenti sono anche commercianti: è abbastanza facile intuire i tratti comici della faccenda.
Dehors a Como: il limite dei sei mesi non è sostenibile
L’ordinanza che consente di lasciare installati i dehors soltanto per sei mesi all’anno è pura follia. I costi necessari per smontare le strutture fisse sono troppo elevati per essere sostenibili nel tempo: si parla di circa 20.000 euro per rimuoverle. Le attività commerciali non possono sostenere un costo simile.
La mia proposta è lasciare i dehors installati tutto l’anno, applicando un canone annuale aggiuntivo di 5.000 euro.
Il risultato sarebbe semplice: 15.000 euro risparmiati dalle attività commerciali e 5.000 euro in più, per ogni dehors lasciato a terra, nelle casse del Comune. Risorse che potrebbero essere vincolate alla realizzazione di servizi veri per i cittadini.
Non male, direi.
Concessioni dei tavolini e occupazione del suolo pubblico
Passiamo ora alle concessioni dei tavolini: le nuove norme sono troppo restrittive.
L’articolo 16 del regolamento comunale sancisce l’impossibilità di richiedere una concessione per chi abbia occupato abusivamente il suolo pubblico nei due anni precedenti, compreso chi ha successivamente sanato la propria posizione.
Il regolamento impone inoltre che lo spazio occupato non possa superare il doppio dei metri quadrati della superficie calpestabile del locale e stabilisce, per tutti, un limite massimo di novanta metri quadrati.
Un’altra scelta scriteriata.
In questo modo, le attività commerciali che si trovano all’interno di immobili di piccole dimensioni rischierebbero di fallire, perché i costi di affitto diventerebbero troppo elevati rispetto allo spazio utilizzabile. Di conseguenza, si perderebbero posti di lavoro e gettito fiscale, mentre i locali rimarrebbero vuoti e perderebbero valore, innescando una spirale negativa che porterebbe alla svalutazione del nostro centro storico.
Un’amnistia per il passato e regole più severe per chi sbaglia ancora
La mia proposta è prevedere un’amnistia per quanto riguarda il passato, accompagnata però da conseguenze pesanti in caso di reiterazione delle occupazioni abusive.
Tradotto: ti concediamo la possibilità di metterti in regola ma, se continui a mantenere comportamenti scorretti, dovrai assumerti la responsabilità di entrambe le violazioni.
Per il futuro propongo di lasciare i tavolini all’esterno, applicando però la TARI anche ai metri quadrati di suolo pubblico occupati. Le maggiori entrate incassate dal Comune potrebbero essere utilizzate per abbassare la TARI pagata dai cittadini.
Non sarebbe male nemmeno questo.
Un canone progressivo per le concessioni
Passiamo poi ai metri quadrati delle concessioni.
Occupare uno spazio superiore alla superficie calpestabile dell’immobile nel quale si trova l’attività rappresenta un vantaggio competitivo nei confronti dei commercianti che non hanno questa possibilità. Commercianti che magari dispongono di locali più grandi, ma ne ricavano più effetti collaterali che benefici: TARI e affitti più elevati, a fronte di una profittabilità inferiore rispetto a quella degli immobili più piccoli.
La mia proposta è introdurre un canone progressivo:
- canone uguale per tutti fino al raggiungimento della superficie calpestabile dell’immobile nel quale si svolge l’attività;
- canone doppio per ogni metro quadrato occupato in eccedenza;
- applicazione di una sorta di “tassa di lusso” oltre i novanta metri quadrati, con un costo triplo per ogni metro aggiuntivo.
I novanta metri quadrati non rappresenterebbero quindi il limite massimo della concessione, ma la soglia oltre la quale scatterebbe il canone maggiorato.
Il risultato? Tanti posti di lavoro salvati, imprenditori tutelati e maggiori risorse da investire nei servizi per i residenti.
Rendicontare le entrate e spiegare come vengono utilizzate
Un’idea intelligente sarebbe rendicontare le cifre incassate dal Comune attraverso l’adozione di queste misure, spiegando con precisione ai cittadini per quali servizi verranno impiegati i soldi.
Questa scelta renderebbe tutti più consapevoli dei vantaggi economici generati dal turismo, creerebbe maggiore coesione tra commercianti e cittadini e contribuirebbe ad allineare gli interessi delle diverse parti sociali.
Il problema dei prezzi per i cittadini comaschi
Un altro tema è quello dei prezzi. I comaschi pagano oggi il 50% in più per le stesse merci che consumavano cinque anni fa.
Un’idea potrebbe essere quella di proporre prezzi calmierati per alcune categorie merceologiche. È una suggestione che sarebbe bello riuscire ad attuare, anche se la vedo difficilmente percorribile.
Ma almeno un tentativo bisogna provare a farlo.
Nel percorso verso le elezioni Como 2027, vogliamo mettere al centro proposte concrete, capaci di conciliare gli interessi di residenti, commercianti e lavoratori e di trasformare le risorse generate dalla città in servizi migliori per tutti.